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SETTEMBRE
Se nella vostra mente esiste l’immagine di una tipica giornata di metà settembre, o, anche, non è proprio vostra, ma mutuata dalla letteratura o da qualche film, ebbene, usatela! Ripescatela, spolveratela e ridatele il colore della vita. Richiamate la volubilità di una persona, e donatela al cielo; distillate l’essenza dell’inquietante grido di dolore di una donna che soffre e avrete il vento. Fatelo. Perché la storia che sto per raccontarvi fu vissuta proprio nel tardo pomeriggio di una giornata settembrina. Uno di quei giorni in cui l’aria è ancora tiepida, come a ricordare ciò che è stato, ma il cielo, ammonitore, rapidamente si veste di pesanti nuvole grigie che lasciano cadere, dall’alto, rimandi a quel che verrà. Un momento di passaggio Questa storia fu vissuta nel mezzo, nel mezzo di una giornata, nel mezzo di due tempi, nel mezzo... O forse sarebbe più corretto dire nel confine... Confine... Sì! E’ sicuramente più corretto parlare di confine, perché, come vedrete, questa storia è essa stessa un confine... un con/fine. Ma Carla non lo sapeva ancora e stava seduta sul divano guardando la televisione. Lasciando girare il dito vorticosamente attorno ad una ciocca dei suoi capelli ricci, il suo sport preferito. Sulla sua pelle, così come nella mente, erano ancora percepibili le tracce dell’ultima vacanza vissuta intensamente dopo un anno di studio e di lavoro. Il suo corpo abbandonato tentava di accumulare avidamente ogni istante d’ozio, con la speranza di potersene servire per affrontare tutti gli eventi mal voluti, ma inevitabili, che il futuro, quello prossimo, le nascondeva. Guardava il televisore, Carla, ma in realtà non vedeva quello che c’era dentro. Pensava, pensava a qualcos’altro ma a cosa, non lo sappiamo, e, d'altronde, non è importante. Importante, invece, è ricordare che era pomeriggio, tardi, ma il Sole ancora esaltava i contorni. Quando ad un tratto un plotone di nubi grigie avanzò rapidamente mangiando la luce metro dopo metro, metro dopo metro, per arrivare, poi, ad inghiottire l’intero Sole. La luce, in breve tempo, fu sconfitta ed una notte senza tempo avvolse la città. Carla distolse lo sguardo, meravigliata, e lo rivolse all’esterno. "Il Sole non può essere sceso così rapidamente! Ma che ore sono? Ecco! Non è possibile... Starà per venire un temporale." Spense il televisore e rilassò nuovamente il corpo sul divano socchiudendo gli occhi. Il torpore del corpo rapidamente sedusse la mente, e il respiro, dapprima concitato, iniziò a regolarizzarsi divenendo sempre più lento...
... sempre più lento
... sempre più lento...
... sempre più
"Che succede?"
Un colpo di vento fece sbattere le ante della finestra che dava sul balcone. Carla trasalì. Alzò lo sguardo, spaventata, poi pensò: "Che sciocca! Mi sono solo addormentata." Si mise in piedi e uscì fuori per vedere il cielo. Il vento soffiava con violenza, facendo danzare voluttuosamente decine e decine di carte, giù, nella strada. Rivolse gli occhi verso l’alto e guardò quel grovigli di cuscini scuri muoversi rapidamente, così rapidamente che una vertigine s’impossessò di lei facendole perdere l’equilibrio. Afferrò la ringhiera prima di cascare a terra e si tirò su. "Uhf !! Che paura." Le era parso di cadere giù. "Devo fare più attenzione. Sarebbe proprio uno stupido modo di morire... Piove. Sta piovendo." Piccole goccioline iniziarono a scendere delicatamente in un’assurda e improvvisa sospensione del vento... (o del tempo?!) Carla si portò le braccia al petto, sentì un brivido di freddo percorrerle tutta quanta la schiena.
"Meglio rientrare."
M u s i c a Di colpo un forte turbinio fece chiudere violentemente la finestra anticipando il braccio di Carla che si mosse con rapidità ma ma non abbastanza A quella momentanea sospensione e a quel colpo improvviso come un breve preludio che preannuncia la fuga seguì un diluvio mai ricordato prima L’acqua sputata dal vento s’infilava in ogni cosa in ogni luogo e le sfregiava la faccia I vestiti di Carla presero ad inzupparsi e i suoi capelli dopo una breve resistenza si lasciarono vincere dalla pioggia Tentò tentò e ritentò di aprire quella maledetta finestra con spinte pugni calci ma era sbarrato Tentò di guardare il cielo ma questo si oppose lanciando i suoi ministri a sbarrarle la vista Abbassò la testa e si chiuse in sé cercando di trovare un modo per tirarsi fuori da quella situazione Sentì la disperazione insinuarsi all’interno del suo corpo facendosi strada attraverso le gocce di pioggia sparse sulla carne alzò la testa e gridò "NOOO" Si allontanò da lì e si avvicinò ad un’altra finestra quella della cucina Allungò il braccio accompagnandolo con tutta la speranza che riuscì a raccattare dentro Voleva far finire quell’incubo Chiusa chiusa era chiusa anche quella "Dio mio ma che succede" Sentiva la voce arrabbiata del cielo vibrare dietro le sue spalle L’acqua si scagliava sui vetri con ancora maggior violenza dei suoi stessi pugni Disperata tentò ancora di aprire quella barriera I suoi occhi tentarono ostinatamente di restare aperti ma l’acqua sembrava venire da tutte le parti Le sue mani spingevano spingevano contro quei vetri sempre più debolmente "Dio mio" Il freddo le penetrò nelle ossa "Ma che sta succedendo" Chinò il capo e si lasciò andare
S h h h Acqua solo acqua L’acqua era dappertutto ma lei non la sentiva più Sollevò una mano la fissò e sorrise Dietro il vetro della finestra che dava sulla quieta della cucina le parve di vedere qualcosa Alzò di più la mano e tentò di asciugare la lastra per vedere meglio cosa fosse per cercare di capire Dalla porta della cucina vide entrare una bambina piccola su un triciclo 3-4 anni non di più Era carina e portava uno di quei vestitini fuori moda Carla guardava stupita ma si sentì talmente debole da non riuscire neanche a capire cosa stesse accadendo continuava semplicemente a ripetersi "Ma io sono sola a casa" La bambina girava per la stanza si avvicinò alla finestra ma non si accorse di nulla Carla guardava la bambina i suoi capelli lisci era così tenera Dopo poco una donna giovane con le braccia aperte apparve sotto l’arco della porta La bambina scese dal triciclo barcollando riacquistò l’equilibrio e le corse incontro La donna prese in braccio la bambina stringendola a sé e girando su se stessa Aveva un sorriso bellissimo Le due andarono via Carla ripetutamente asciugava i vetri dalla pioggia che continuava a scendere incessantemente dal cielo vestito di notte "Ma io sono sola a casa" Un fulmine squarciò il buio accecandola e quando riaprì gli occhi vide entrare in cucina una donna Era la stessa di prima ma era diversa i capelli erano diversi la faccia era diversa diversa ma familiare La donna entrò prese una pentola e si avvicinò ai fornelli per cucinare Carla era proprio dietro ai vetri a pochi centimetri da lei ma non la vedeva la donna sembrava non accorgersi che lì ci fosse anche lei La pioggia continuava a scendere violentemente Carla asciugò nuovamente il vetro e da dietro la mano vide entrare una ragazza adolescente Ricci aveva i capelli ricci La ragazza entrò posò su una sedia libri che sembravano di scuola e si avvicinò alla donna per dirle qualcosa La donna le rispose con faccia alterata e la ragazza sembrò reagire in egual modo Iniziarono a litigare Si vedeva che stavano gridando ma Carla non riusciva a sentire le loro voci pochi centimetri di distanza ma non percepiva neanche una minima vibrazione La ragazza scappò via e la donna la inseguì Carla iniziava a non sentire più il corpo continuava stancamente a pulire quel vetro e non riusciva a staccare gli occhi dalla cucina Tutto era troppo per lei troppo per riuscire a comprendere a capire L’acqua della pioggia le sembrò aver fatto in pochi secondi ciò che di solito impiega secoli per fare Non sentiva più il corpo era come consumato come se non ci fosse più un confine tra dentro e fuori la pioggia sembrava averglielo corroso consumato Poco dopo vide apparire la donna sotto al braccio della ragazza Erano le stesse di prima ma la ragazza sembrava cresciuta e la donna invecchiata e tutto nello stesso lasso di tempo che impiega un frutto maturo a cadere dal ramo di un albero La donna camminava ma con fatica e per aiutarsi si appoggiava al braccio della giovane Le due si accostarono ad una sedia sulla quale la donna sedette pesantemente con la sofferenza dipinta sul volto La ragazza le prese un bicchiere d’acqua e glielo porse Carla fu colpita da un dolore straziante quando d’improvvisoe aprì la bocca e disse "Ma io la conosco" Un colpo di vento sputò della pioggia sul vetro Carla si affrettò a pulirlo ma quando lo ebbe fatto nella cucina non c’era più nessuno Solo dopo vide entrare dalla porta la ragazza Piangeva era disperata era accartocciata nel dolore e le lacrime le bagnavano la faccia Si calmò prese una fotografia posata sul mobile si avvicinò lentamente alla finestra e guardò fuori In quell’istante come davanti ad uno specchio Carla vide se stessa Le due si guardarono si guardarono negli occhi Abbassarono lo sguardo su quella fotografia della madre e iniziarono a piangere.
Il violento fragore di un tuono fece vibrare la terra e le pareti. Carla alzò la testa di scatto e guardò il cielo. Quegli enormi cuscini grigi si spostarono portando via con loro la pioggia. Carla si allontanò dalla finestra della cucina asciugandosi gli occhi e, lentamente, si avvicinò alla sua stanza. Spinse le ante della finestra, così, senza sforzo, e queste si aprirono. Prima di entrare rivolse un altro sguardo verso l’esterno, fece un respiro profondo, come a voler respirare tutta l’aria, soprattutto quella che non riusciva a respirare, ed entrò in casa. Appena dentro si sentì spossata, una stanchezza mai provata prima si impossessò di ogni cellula del suo corpo. Raccolse le forze residue e pensò "Sto per morire!?" Non riuscì a pensare più ad altro. Si avvicinò al divano e vi si gettò sopra. Un sonno profondo cadde su di lei e la trascinò lontano. |